Moderatori: Dario Arnaldi (Genova), Elena Antelmi (Verona)
- RBD e Alfa-sinucleinopatia Beatrice Orso (Genova)
- RBD e Narcolessia e malattie autoimmuni del SNC Fabio Pizza (Bologna)
- RBD, lesioni del SNC, iatrogeno, e legato a patologie psichiatriche Michela Figorilli (Cagliari)
Nel corso del XXXV Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana Medicina del Sonno (AIMS), tenutosi a Palermo nel novembre 2025, diversi interventi hanno approfondito il significato clinico del disturbo comportamentale del sonno REM (REM Sleep Behavior Disorder, RBD). Le relazioni hanno evidenziato come questa parasomnia rappresenti non solo un importante indicatore di malattie neurodegenerative, ma anche un fenomeno osservabile in molte altre condizioni neurologiche, farmacologiche e immunologiche. Nel loro insieme, i contributi presentati hanno offerto una visione più ampia e articolata dell’RBD, sottolineandone il valore come strumento di osservazione precoce delle malattie del sistema nervoso.
Uno dei temi centrali è stato il legame tra RBD e sinucleinopatie, un gruppo di malattie neurodegenerative caratterizzate dall’accumulo patologico della proteina alfa-sinucleina. In condizioni normali, durante la fase REM del sonno il cervello è molto attivo mentre i muscoli sono temporaneamente paralizzati: questo meccanismo impedisce al corpo di riprodurre i movimenti del sogno. Nei pazienti con RBD questa atonia viene meno e il soggetto può parlare, gridare o muoversi durante il sonno, spesso mettendo in scena i contenuti onirici. Le evidenze scientifiche suggeriscono che nelle sinucleinopatie il processo patologico possa iniziare proprio nelle strutture del tronco encefalico coinvolte nel controllo dell’atonia REM. Per questo motivo il RBD idiopatico è oggi considerato uno dei più importanti marcatori prodromici di malattie come il morbo di Parkinson e la demenza a corpi di Lewy. In molti casi il disturbo del sonno precede di anni la comparsa dei sintomi neurologici più evidenti, offrendo quindi una preziosa opportunità per identificare precocemente i pazienti a rischio.
Un secondo aspetto emerso dalle relazioni riguarda le forme di RBD associate ad altre condizioni neurologiche. Il disturbo può comparire anche in presenza di lesioni strutturali del sistema nervoso centrale, in particolare quando sono coinvolte le regioni del tronco encefalico che regolano il sonno REM. Sono stati descritti casi di RBD in seguito a lesioni ischemiche pontine o come manifestazione iniziale di malattie come la sclerosi multipla. Anche alcune neoplasie del sistema nervoso centrale localizzate nelle aree vicine ai circuiti del sonno REM possono determinare la comparsa di comportamenti motori durante il sonno.
Un ulteriore elemento di complessità riguarda il ruolo dei farmaci. Alcuni antidepressivi, in particolare quelli che agiscono sui sistemi serotoninergici e noradrenergici, possono modificare l’architettura del sonno REM e favorire la comparsa di attività motoria durante il sonno. In questi casi il disturbo potrebbe rappresentare un effetto farmacologico diretto oppure rivelare una predisposizione già presente ma fino ad allora silente. Studi longitudinali suggeriscono tuttavia che i pazienti con RBD associato all’uso di antidepressivi presentano, in media, un rischio inferiore di evoluzione verso malattie neurodegenerative rispetto ai pazienti con RBD idiopatico.
Negli ultimi anni è inoltre cresciuto l’interesse per il ruolo dei meccanismi immunologici. I disturbi del sonno sono molto frequenti nelle encefaliti autoimmuni e possono includere insonnia, sonnolenza diurna, apnee notturne e comportamenti motori durante il sonno REM. In alcune forme, come quelle associate ad anticorpi diretti contro proteine neuronali di superficie (ad esempio LGI1 o CASPR2), sono state osservate alterazioni significative dell’architettura del sonno e una presenza relativamente frequente di fenomeni compatibili con RBD. In molti casi il trattamento immunologico porta a un miglioramento parallelo dei sintomi neurologici e dei disturbi del sonno, suggerendo un legame diretto con i processi infiammatori del sistema nervoso.
Un altro ambito discusso riguarda la narcolessia di tipo 1, una patologia caratterizzata dalla perdita dei neuroni che producono ipocretina e da una marcata instabilità degli stati di sonno e veglia. Nei pazienti con narcolessia i comportamenti motori durante il sonno REM possono essere relativamente frequenti e presentare caratteristiche diverse rispetto all’RBD tipico delle sinucleinopatie. Questo fenomeno riflette la profonda alterazione dei meccanismi che regolano il sonno REM e rappresenta un ulteriore esempio di come l’RBD possa emergere in contesti fisiopatologici differenti.
Nel complesso, le presentazioni del congresso hanno evidenziato come il disturbo comportamentale del sonno REM non possa essere considerato una condizione unica e omogenea. Sebbene rimanga uno dei più importanti indicatori di neurodegenerazione precoce, l’RBD può comparire anche in presenza di lesioni neurologiche, effetti farmacologici o malattie autoimmuni. Per questo motivo la diagnosi, che richiede la conferma mediante polisonnografia, rappresenta un momento cruciale non solo per la gestione della parasomnia ma anche per l’identificazione precoce di processi patologici più ampi. In questo scenario il laboratorio del sonno diventa un luogo privilegiato di osservazione della neurologia nelle sue fasi più precoci, dove il sonnologo svolge un ruolo fondamentale nell’intercettare i primi segnali di malattia.

Lascia una risposta